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Azimut
Le ragioni del nome, le ragioni
del cuore.
L’Azimut,
dicono le enciclopedie, è la distanza di un oggetto celeste dal nord
dell'orizzonte dell'osservatore. Mutuando il termine astronomico, Azimut -diciamo noi- è
la distanza di un sogno dal nostro orizzonte.
Azimut significa anche la via, la direzione: e crediamo che, per fondare una nuova
ennesima casa editrice nel 2005, sia necessario avere ben chiara la
strada lungo la quale ci si vuole mettere in marcia.
Strada non facile, cammino scosceso e dissestato,
direzione che già in molti e molto più bravi di noi hanno
indicato: strada necessaria?
Sì, necessaria, se si valuta a fondo lo
stato dell’editoria attuale. Necessaria, però, se intesa come
direzione nuova.
Il nostro Azimut è il punto d’incontro dove si
uniscono le forze, le energie provenienti da direzioni diverse,
l’unione della A - il principio, lo yin -,
alla Z - la fine, lo yang -.
Una parola forte, incisiva, chiusa, sonora, che si scolpisce
e che ha la forza evocativa di tutto ciò che sta nell'orizzonte di chi
guarda, e agisce.
L'Azimut comprende tutto il mondo,
corporeo o meno, di chi osserva. Azimut contiene libri e idee, c’è
carta e ci sono emozioni, su carta o meno. È la passione ad
aver spinto un gruppo di innamorati delle
lettere, da anni operatori in ambito culturale, ad unirsi per dare vita
ad un progetto.
Perché la casa editrice
è davvero un progetto che, chi collabora, costruisce giorno dopo giorno.
La distanza di un sogno dal nostro
orizzonte.
Questa frase, semplice ed incisiva vuole essere la sintesi
di quello che la casa editrice si propone. Il destino
dei libri nell'era dei nuovi mezzi espressivi.
Azimut propone il libro come oggetto prezioso, che va difeso
dal desiderio del mero apparire.
L'ambizione è quella di tornare a comunicare con tutti i
mezzi che oggi esistono e che si hanno a disposizione. La casa editrice
come luogo di incontro di diverse espressioni
artistiche, che interagendo tra loro danno vita a nuovi linguaggi, creano
commistioni per raccontare storie ogni volta diverse.
Diversi mondi, letterari e non, provenienti da molteplici
direzioni, mondi uniti in quel punto unico che crea sull’orizzonte
il nostro sguardo.
La narrativa
contemporanea, ad esempio, di frequente abusata: la volontà è quella di
proporla e proteggerla; di curare autori più o meno
esordienti dai primi passi –nella forgia del libro- sino alla
pubblicazione, e oltre: perché la pubblicazione altro non è che uno dei
numerosi, bellissimi, primi passi nella direzione di uno scrittore.
La traduzione,
fondamentale arte, spesso trascurata o asservita a leggi di mercato e
gusti superficiali. Tradurre è portare attraverso il tempo
un’opera, per farla nascere sempre nuova e sempre più bella in ogni
contesto, agli occhi di ogni lettore.
E tutto ciò che le leggi del mercato
classificano come “difficilmente
vendibile”, noi lo chiamiamo ex-aggero: qualcosa che
proviene dall’agger, dal materiale stesso con cui si creano
i bastioni (della letteratura), ma che è diverso e non meno importante.
E parlando di mondi che si uniscono,
ci siamo chiesti ancora se fosse possibile, nei fatti, l’interazione artistica. Un po’ come un’alchimia, una fusione magica, una
chimera che stordisce. Eppure è sotto gli
occhi di tutti che il principio e la fine sono indissolubili, che
l’alfa non potrebbe esistere senza l’omega, che il bene non
avrebbe senso senza il male: per questo noi pensiamo che le arti possano
–debbano- trovare unione. Senza egoismi. Il concetto è
quello di stasis: greco antico, guerra intestina all'anima
individuale e alla società che porta all'armonia. Non
come giusto mezzo, ma come riconoscimento dell'indissolubilità degli
opposti.
E la poesia. Amata odiata, entusiasmante
noiosa, sperimentale abusata. Quello che vogliamo noi azimutiani è dare
voce ai poeti. Meglio. Alla poesia.
Sì, non è una distinzione da poco. Forse, è accaduto troppe
volte che i poeti soffocassero la poesia. Noi
crediamo nella poesia, e in chiunque la ami, e la sappia
cantare, e raccontare.
Perché fare poesia è un bisogno prima
di tutto; un'urgenza del cuore, e delle mani.
Un po’ come (l’)Azimut.
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