Un uomo qualunque, ricco borghese nel Brasile schiavista di fine ottocento, personaggio apatico e privo di volontà in vita, decide, una volta defunto, di diventare scrittore, come se, solo da morti, si possedesse la capacità di raccontare l’intima e definitiva verità della propria condizione umana, lontani dai pregiudizi sociali e dalle mistificazioni.
L’autore, partendo dalla morte e saltando indietro nei diversi momenti dell’esistenza, è interessato ad analizzare la vita passata e non un ipotetico aldilà, a conferma di una narrazione basata non tanto sulla linearità della trama, quanto sulla caratterizzazione psicologica dei personaggi.
Il racconto, in prima persona, è permeato di un umorismo sottile, a partire dalla dedica dell’autore nel frontespizio del libro: “Al verme che per primo ha rosicchiato le fredde carni del mio cadavere dedico con nostalgico ricordo queste mie memorie postume”, che fa di quest’opera, pubblicata in Brasile nel 1881, con il titolo “Memórias Póstumas de Brás Cubas”, uno dei capolavori satirici di tutti i tempi.
J.M. Machado de Assis, nato a Rio de Janeiro nel 1839, proveniva da una umile famiglia. Il padre, imbianchino, era un mulatto, la madre era un’azzorriana bianca, trapiantata a Rio. Autodidatta, abbandonò presto la casa paterna. Superate le difficoltà economiche iniziali ed i pregiudizi razziali, riuscì a conquistarsi una buona posizione sociale, fino a diventare alto funzionario dello stato e presidente dell'Academia Brasileira de Letras (1897). Morì nel 1908.
Silvia Marianecci, è nata a Genzano di Roma nel 1969. Laureata in lingua e letteratura brasiliana. Ha maturato la sua conoscenza del portoghese attraverso una lunga permanenza in Brasile (San Paolo e Curitiba).
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