Questo romanzo parla di un corpo.
Il corpo di una donna obesa. Di una scrittrice obesa.
Ogni corpo ha una storia e ha una voce. Ma, raramente, hanno una voce i corpi obesi.
E gli scrittori grassi, poi, sono impresentabili.
Con implacabile precisione, con una scrittura potente, Francesca Mazzucato ci porta fra le pieghe di questo corpo perduto, debordante, di questa carne socialmente inaccettabile.
Ci porta fra i suoi desideri, i bisogni, le memorie, gli amanti, e un’’assenza mai dimenticata.
Questo romanzo parla anche di Budapest: città sinfonica, lisergica, forse irreale, città dove la protagonista compie il suo necessario viaggio per capirsi meglio, per avvicinarsi ad antiche ferite, a tremendi e sepolti dolori.
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Budapest è una musica tzigana, una messinscena, un fondale da teatro. Budapest è una città lisergica e cangiante, è splendore e grumi di rabbia. Budapest brilla, ipnotizza e trabocca di incontri, di visi, di storie. Soprattutto quelle.
Lei è una scrittrice, una donna realizzata, benestante, occidentale, colta, che ha vissuto con furia, passione e fretta. Troppa fretta. A Budapest ci è andata per caso con un ex amante rimastole amico negli anni. È partita in un agosto troppo caldo per restare in città.
A Budapest le accade qualcosa. A Budapest lei si ferma. Si ferma sul serio, capisce, si arrabbia. A Budapest fa i conti con cose che aveva lasciato in sospeso, e soprattutto col suo corpo.
È obesa. Lei è una donna obesa di mezza età. La vita le sta scorrendo come sabbia fra le dita, il tempo si accorcia. Lo capisce lì, lo dice, lo ripete, lo urla. Il suo corpo adesso pretende di essere visto, la mistificazione è finita. Il riflesso sulle vetrine la imbarazza, il riflesso è quello di un corpo spento, ingombrante, un corpo perduto, grasso, diverso, infelice.
Ha 42 anni e per tanto tempo ha portato maschere e offerto la sua carne. Si è sentita protetta da quei chili, da quella pancia, da quel seno enorme che ha usato per sedurre e catturare uomini. Uno dietro l’’altro, l’’aiutavano il tempo di una brutta notte in un motel. Adesso riconosce quel disagio remoto che arriva dall’’infanzia e da ricordi sofferenti e rassegnati.
Una donna, un corpo grasso e diverso, una città traboccante di nuove e vecchie seduzioni, un possibile amore che torna, o che definitivamente va via.
Con un debito e un omaggio al premio Nobel Imre Kertész, questo romanzo è un kaddish (una delle più antiche preghiere ebraiche) carnale e dolente, un indecente ed eccitante viaggio fra luoghi, seduzioni, amori e antichi dolori seppelliti con violenza nel corpo, tanto da permetterne la perdita. Chissà dove, chissà come.
Francesca Mazzucato
scrittrice, giornalista free-lance e traduttrice, è editor e consulente di case editrici.
Ha scritto per il teatro e tiene corsi di scrittura creativa.
Ha pubblicato tra gli altri: Hot Line (Einaudi 1996), Relazioni scandalosamente pure (Marsilio 1998), Amore a Marsiglia (Marsilio 1999), Diario di una blogger (Marsilio 2003), Enigma veneziano (Borelli 2004), L’’Anarchiste (Aliberti 2005), Confessioni d’’un alcolista (Giraldi 2007), Magnificat Marsigliese (Creativa 2007).
Ha vinto il premio Fiuggi. Fa parte del Who’’s Who Italy 2007.
È tradotta in Francia, Germania, Grecia e Spagna.
Sulla sua opera sono state scritte alcune tesi di laurea.
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