Kulešov, beccamorto per vocazione, ha introdotto nel mestiere i principi portati in auge nel cinema dal regista russo col cui nome si è ribattezzato: impassibilità, neutralità, condiscendenza.
La sua è una carriera votata al perfezionismo.
Almeno fino a quando il fu Emile Lécuyer non fa irruzione nella sua vita, con le sue due mogli al seguito: Anne-Marie Lécuyer, sposa legittima, ed Eva Rouvière, compagna ufficiale.
Kulešov sa che è difficile avere a che fare coi vivi e che è ancora più complicato gestire una vedova inconsolabile: figuriamoci due vedove pronte a tutto pur di accaparrarsi il corpo di un uomo (con)diviso per una vita intera.
Di fronte a un dirottamento di carro funebre sotto la minaccia di un’arma da fuoco, poi, chiunque cederebbe.
Ma non Kulešov che, va ribadito, è beccamorto per vocazione e si è assunto un impegno nei confronti del suo cliente, il fu Emile Lécuyer.
Lo seppellirà, e come ha fatto per i quattromiladuecentoventitré che lo hanno preceduto, metterà la sua storia nero su bianco, in un in-folio che poi numererà e archivierà.
Anche a costo di morire.
Thomas Paris è nato a Besançon nel 1970.
È ricercatore presso il CNRS di Parigi, dove si occupa in particolare di economia e gestione nell’industria culturale.
Crisantemi con tutti i crismi (Pissenlits et Petits Oignons) è il suo primo romanzo, uscito in Francia nel 2005.
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