Dentro il suo corpo vive la lava, ardente e calda.
Tic tac, tic tac, tic tac…
Non sentite il ticchettio della lancetta sul detonatore di questa bomba a orologeria che si aggira per Parigi in attesa di esplodere?
Stanislas, Stan, vent’anni, padre francese e madre algerina, cabila. Il cognome non lo dà mai, forse l’ha perfino dimenticato.
Indossa scarpe consumate, pan-taloni larghi e lunghi, cappucci e berretti per camuffarsi, per restare nell’anonimato.
Stan osserva, accumula, studia, analizza. Non per distruggere. Ma per de-costruire. L’arte come forma suprema di vita.
Rinnegando il mondo e la società: psicanalisi, capitalismo, consumismo.
E creando una nuova filosofia materialista, che è rifiuto delle cose, rifiuto del possesso, rifiuto dell’amore e –di conseguenza– rifiuto di sé.
Acrylique è un’odissea urbana.
Olivier Jacquemond è nato il 17 novembre 1980.
Acrylique è la sua prima opera, e la prima tradotta in italiano.
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